venerdì 27 novembre 2009

13 - VEGLIATE ... PREGANDO

Domenica 29 Novembre 2009

Parola di Dio

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perchè la vostra liberazione è vicina». ...Vegliate in ogni momento pregando. (Lc 21,25-28)

Riflessione

Chi cammina in montagna lo sa bene. Nello zaino è meglio mettere solo quello che è strettamente necessario, li superfluo appesantisce. Il cuore, come un zaino, va riempito attenzione; altrimenti il passo si fa pesante meta diventa inaccessibile. All’inizio di questo Avvento la parola di Dio ci mette in guardia: «Il Signore viene, vegliate pregando».

La preghiera

Signore
svegliaci dal torpore che speasso ci assale.
Non permettere che passi questa giornata
senza averti incontrato nella preghiera
e nelle persone che tu ci metti accanto.


Da Padre Piamarta

Come pregare? "Poco", " bene", "sempre".
Si! puoi dire anche poche preghiere.
Ma prega "bene". E prega "sempre"

giovedì 26 novembre 2009

12 - BUON AVVENTO

          

Carissimo/a,
una delle esperienze che fai quotidianamente è quella di attendere, alla fermata, l'autobus con il quale potrai raggiungere la tua scuola,

Certo, l'attesa annoia! Soprattutto quando si inizia ad avere la percezione che il mezzo chee stai aspettando sia in ritardo. Per questo, se non puoi fare due chiacchiere con i tuoi amici, ti infili nelle orecchie gli auricolari dell’i-pod e ascolti la tua musica preferita, oppure prendi il libro dallo zaino e provi a ripassare quanto hai studiato.

Insomma, per attendere è necessario avere qualcuno che ti faccia compagnia!

Il tempo dell’Awento è il periodo nel quale i cristiani non solo si preparano al Natale, ma ricordano anche a se stessi che la vita intera è un’attesa di incontro con il Signore.

Noi Padri Piamartini abbiamo pensato di proporti di «attendere insieme».
Vorremmo farci tuoi compagni, mentre aspetti l'autobus, leggendo insieme ogni giorno un brano della Parola di Dio e suggerendoti una breve riflessione.

Ci piace pensare che «attendere insieme» ci faccia passare la noia, per far sì che questa si trasformi in gioia: la gioia del nostro comune incontro con il Signore Gesù!

Buon Avvento! -  I Padri Piamartini

giovedì 5 novembre 2009

11 - QUESTO TUO FIGLIO

Gesú, aiuta questo Tuo figlio a diffondere ovunque
il suo profumo, ovunque passi.
Inonda la sua anima del Tuo Spirito
e della Tua vita.
Invadilo completamente e
fatti maestro di tutto il suo essere
affinchè la sua vita sia un'emanazione della Tua.

Illumina, servendoti di lui
e prendi possesso della sua anima a tal punto
che ogni persona che accosterà
potrà sentire la tua presenza.
Guardandolo, non sia lui ad essere visto,
ma Tu in lui.

Rimani in lui.
Allora risplenderà del Tuo splendore
e potrà fare da luce per gli altri.
Ma questa luce avrà la sua sorgente
unicamente in te, Gesú,
e non ne verrà da egli stesso
neppure il piú piccolo raggio:
sarai Tu ad illuminare gli altri
servendoti di lui.

Suggeriscigli la lode che più Ti è gradita,
che illumini gli altri attorno a sè:
che non predichi con le parole
ma con l’esempio,
attraverso lo slancio delle sue azioni,
con lo sfolgorare visibile dell’amore
che il suo cuore riceverà da Te.
Amen
(“Effonda ovunque il tuo profumo” J.H. Newman)

mercoledì 4 novembre 2009

10 - NON TI HO MAI ABBANDONATO

Ho sognato di camminare sulla riva del mare
mano nella mano con te e ho rivisto, uno dopo l’altro,
tutti i giorni della nostra vita insieme.
Durante il percorso c’erano sulla sabbia quattro orme:
le mie e le tue.
Ma in certi punti, proprio quando nella tua vita avevi più bisogno di me, vedevi due sole orme.

Allora mi hai chiesto:
Io ti ho sempre amato e tu mi avevi promesso che non mi avresti mai abbandonato.
Perché proprio in quei momenti difficili mi hai lasciato solo?
Io risposi: non ti ho mai abbandonato.
In quei giorni in cui hai visto sulla sabbia due sole orme, ti ho preso in braccio.
(Rivisitazione brano di “Anonimo Brasiliano”)

09 - PREGHIERA DEI GENITORI PER LE VOCAZIONI DEI FIGLI

Dio Onnipotente, per mezzo del tuo Figlio Gesù,
nato dalla Vergine Maria,
Tu hai dato alle mamme e ai papà cristiani
la lieta speranza della vita eterna
per i loro figli.

Ti ringraziamo per il dono
della maternità e della paternità
che ci hai concesso;
a te offriamo i nostri figli
per tutti i giorni della nostra vita.

Assistili sempre con la tua grazia
perché da te guidati
camminino in santità di vita
e diventino dei veri cristiani,
testimoni del tuo Vangelo.

Mostra loro, Signore, le tue vie
e guidali con i tuoi insegnamenti
perché possano provare la felicità.
E se a te piacerà chiamare uno di loro
per consacrarlo a te
nel sacerdozio o nella vita religiosa,
il tuo amore riscaldi questa vocazione
fin dal suo nascere
e la faccia crescere e perseverare
fino alla fine.

Dimostra la tua bontà
sulla nostra famiglia,
preservaci dal male
e donaci l'abbondanza della pace.
Amen.
(Dai sussidi per la 42a Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni)

08 - HA SCRITTO T'AMO SULLA ROCCIA

Vocazione è la parola che dovresti amare di più,
perché è il segno di quanto sei importante agli occhi di Dio.
E' l'indice di gradimento, presso di Lui, della tua fragile vita.
Sì, perché se ti chiama, vuol dire che ti ama.
Gli stai a cuore, non c'è dubbio.

In una turba sterminata di gente, risuona un nome: il tuo!
Stupore generale.
A te non ci aveva pensato nessuno. Lui si!

Davanti ai microfoni della storia,ti affida
un compito su misura…per Lui!
Sì, per Lui, non per te.
Più che una "missione" sembra una "scommessa".
Una scommessa sulla tua povertà.

Ha scritto t'amo sulla roccia, non sulla sabbia
come nelle vecchie canzoni.
E accanto ci ha messo il tuo nome.
Forse l'ha sognato di notte, nella tua notte.
Alleluia! Puoi dire a tutti: Non si è vergognato di me!
(Tonino Bello)

lunedì 2 novembre 2009

07 - CHIAMATA

“Sulla tua parola getterò le reti”...
Non è facile, Gesù, prendere il largo dopo che si è faticato invano tutta una notte senza prendere nulla.
Non è facile fare quello che ci chiedi quando l’esperienza ci dice che tanto arrabattarsi è stato inutile.

Non è facile lasciarsi alle spalle
Frustrazioni e insuccessi,
stanchezze e fallimenti,
fidandosi solo dite, della tua parola.

Eppure tu ci chiedi proprio questo:
rinunciare alle nostre logiche,
e un poco anche alle nostre competenze,
ai nostri progetti e alle previsioni,
e di calare di nuovo le reti.

E ci assicuri una sorpresa che ci spiazza:
il raccolto abbondante, imprevisto,
la quantità enorme di pesci
che ci lascia a bocca aperta.
Solo allora possiamo accogliere il tuo invito,
lo stesso rivolto a Pietro:
diventare pescatori di uomini
che agiscono non in nome
dei saperi accumulati,
dei calcoli e delle probabilità,
ma si lasciano condurre dall’amore.

In fondo è proprio il tuo amore,
smisurato e imprevedibile,
che è capace di servirsi di noi
per strapparci al ma
e portarci ad una nuova vita
(Roberto Laurita)

06 - CONDUCIMI

Signore, fa di me ciò che vuoi!
Non cerco di sapere in anticipo
i tuoi disegni su di me.
Voglio ciò che Tu vuoi per me.

Non dico:
"Dovunque andrai, io ti seguirò!",
perché sono debole,
ma mi dono a Te
perché sia Tu a condurmi.
Voglio seguirti nell'oscurità,
non Ti chiedo che la forza necessaria.

O Signore, fa' ch'io porti
ogni cosa davanti a Te,
e cerchi ciò che a Te piace
in ogni mia decisione
e la benedizione su tutte le mie azioni.

Come una meridiana
non indica l'ora se non con il sole,
così io voglio essere orientato da Te,
Tu vuoi guidarmi e servirti di me.
Così sia, Signore Gesù!
(J. Henry Newman)

05 - TU CERCHI UN SENSO ALLA VITA?


04 - PREGHIERA PER LE VOCAZIONI SACERDOTALI

Obbedienti alla tua Parola, ti chiediamo, Signore:
“manda operai nella messe”. Nella nostra preghiera, però,
riconosci pure l’espressione di un grande bisogno:
mentre diminuiscono i ministri del Vangelo,
aumentano gli spazi dov’è urgente il loro lavoro.
Dona, perciò, ai nostri giovani, Signore, un animo docile
e coraggioso perché accolgano i tuoi inviti.
Parla col Tuo al loro cuore e chiamali per nome.
Siano, per tua grazia, sereni, liberi e forti;
soltanto legati a un amore unico, casto e fedele.
Siano apostoli appassionati del tuo Regno,
ribelli alla mediocrità, umili eroi dello Spirito.
Un’altra cosa chiediamo, Signore: assieme ai “chiamati”
non ci manchino i “chiamanti”; coloro, cioè, che, in tuo nome,
invitano, consigliano, accompagnano e guidano.
Siano le nostre comunità segni accoglienti
della vocazionalità della vita e spazi pedagogici della fede.
Per i nostri seminaristi chiediamo perseveranza nella scelta:
crescano di giorno in giorno in santità e sapienza.
Quelli, poi, che già vivono la tua chiamata
- il nostro Vescovo e i nostri Sacerdoti -,
confortali nel lavoro apostolico, proteggili nelle ansie,
custodiscili nelle solitudini, confermali nella fedeltà.
All’intercessione della tua Santa Madre,
affidiamo, o Gesù, la nostra preghiera.
Nascano, Signore, dalle nostre invocazioni
le vocazioni di cui abbiamo tanto bisogno. Amen.

03 - VOCAZIONE


02 - BEATO GIOVANNI PIAMARTA

Giovanni Battista Piamarta,
presbitero, fondatore della Congregazione della Sacra Famiglia di Nazareth.


La vita e le opere
Giovanni Battista Piamarta nasce a Brescia nel 1841. Rimasto presto orfano di mamma, viene educato cristianamente nell’oratorio S. Tommaso: sono i tempi arroventati delle «dieci giornate di Brescia» e delle sanguinose battaglie di San Martino e Solferino. Sono anche i tempi di grande povertà del popolo, di epidemie, di grandi passioni patriottiche e di forti contrapposizioni politiche, dei primi tentativi di industrializzazione. Sono anche i tempi di vivace carità cristiana, frutto della radicata religiosità della gente bresciana. Il giovane Piamarta entra in seminario a diciannove anni e, una volta ordinato presbitero a ventiquattro anni, viene inviato nelle parrocchie rurali di Carzago Riviera e di Bedizzole, dove si distingue subito per la convinta dedizione alla catechesi e alla causa dei giovani. Trasferito nella parrocchia cittadina di S. Alessandro, si dedica anima e corpo alla crescita di un fiorentissimo oratorio. Ed è qui che, colpito dalle condizioni della gioventù più povera, matura un ardito progetto per preparare i suoi ragazzi a diventare i costruttori del proprio futuro, grazie alla competenza nel lavoro e grazie al senso di responsabilità verso la propria famiglia e verso la società. Con il consiglio determinante di Monsignor Pietro Capretti, uno degli uomini più illuminati della Chiesa bresciana e dopo una breve parentesi come parroco a Pavone Mella, nel 1886 dà inizio all'Istituto Artigianelli.

Attraversando difficoltà di ogni tipo, egli impianta laboratori ed officine per le diverse specializzazioni, prepara ambienti per ospitare centinaia di giovani, raduna collaboratori laici, condivide la vita dei suoi ragazzi come un padre, insegna loro a diventare uomini attraverso il duro tirocinio del lavoro e l’acquisizione di un carattere forte, motivato e sostenuto da una solida formazione religiosa, ispirata alla visione serena e gioiosa di S. Filippo Neri. La città resta sorpresa dei risultati. I giornali scrivono che non soltanto i migliori artigiani, ma anche la maggioranza dei dirigenti industriali «sono usciti dall’Istituto Artigianelli». Eppure, nonostante il molto lavoro, l’umile prete bresciano sente che dovrebbe interessarsi anche dei giovani che stanno abbandonando le campagne, emigrando in cerca di fortuna nelle città e, persino, nelle lontane Americhe. Assieme ad un valente agronomo, il sacerdote Giovanni Bonsignori, dà origine alla Colonia Agricola di Remedello, dove vengono insegnati metodi innovativi che aumentano considerevolmente la produttività del terreno. La nuova scuola diventa un punto di riferimento per un numero crescente di agricoltori di tutta Italia, grazie anche agli scritti diffusissimi di Padre Bonsignori.

Per rafforzare la sua opera educativa dà inizio all'Editrice Queriniana, assai attiva sul piano della catechesi e della letteratura religiosa e teologica. Nel 1902 il vescovo di Brescia riconosce la Congregazione Sacra Famiglia di Nazareth da lui fondata. Il titolo dice la devozione di Padre Piamarta alla Sacra Famiglia, ma soprattutto manifesta il suo programma di dare inizio e di formare un gruppo di persone che lo coltivino spirito di famiglia, che sappiano educare alla famiglia, attraverso un clima di accoglienza e di fiducia, che propongano a tutti il modello della Famiglia di Nazareth. Qualche anno dopo, sarà approvata anche la Congregazione femminile delle Umili Serve del Signore, fondata assieme alla madre Elisa Baldo.

Muore santamente il 25 aprile 1913, nella Colonia Agricola di Remedello, pianto come un padre, come un benefattore, come un santo.

Fin dai primi anni del suo ministero sacerdotale Padre Piamarta ha attirato l'attenzione per la sua vita di preghiera, per il suo amore ai poveri e ai sofferenti, per la dedizione incondizionata al suo ministero sacerdotale. Quando il suo lavoro si fece intensissimo, a causa delle sue fondazioni, a chi gli domandava come potesse resistere a tanta fatica e a tante preoccupazioni, rispondeva candidamente: «Se io non facessi due tre ore di orazione ogni mattina, non potrei portare il peso che il buon Dio mi ha imposto». La sua è stata chiamata una «santità sociale», per l’attenzione intelligente e creativa ai bisogni della gioventù posta di fronte alle sfide della nuova società, una santità permeata da una «mistica del servizio», da una incondizionata dedizione ad una attività logorante, che gli procurava «triboli e spine» di ogni genere. La sua tenacia, unita alla profonda spiritualità, ha mostrato come l'amore di Dio possa alimentare un serio e costante amore per l’uomo, come il «divinum» sostenga e alimenti anche l’«humanum», come la «Pietas» sia il fondamento del «Labor». I suoi giovani non avevano dubbio che il loro «Padre» fosse un santo: lo sentivano vicino a loro anche quando esigeva l'adempimento dei loro doveri. Lo sentivano un padre, anche perché stava il più possibile con loro. Nella celebrazione della Santa Messa «si trasfigurava»: è una testimonianza frequentissima. La sua predicazione era semplice, diretta, convincente, capace di toccare il cuore, frutto di intensa e orante meditazione.

A chi gli faceva notare i grandi risultati della sua opera, rispondeva d'essere solo di ostacolo all’azione della Provvidenza. E alla Provvidenza si è sempre affidato con incrollabile fiducia: lui povero e senza appoggi ha potuto realizzare grandi opere, grazie all'abbandono alla Provvidenza.

Alla quale ha sempre chiesto molto e dalla quale ha ricevuto tutto. Tutto per i suoi giovani. Per questo ha lasciato in eredità ai suoi continuatori la raccomandazione vivissima di coltivare al massimo grado la virtù della gratitudine verso la Provvidenza e verso i benefattori, che ne sono gli strumenti. Si sentiva molto vicino allo spirito di S. Paolo, ch’egli citava continuamente e del quale voleva riprodurre l'amore per Cristo e lo zelo apostolico.

È stato un ardente sostenitore della devozione al Sacro Cuore e un «innamorato della Vergine Maria», specie della Immacolata Concezione. Padre Piamarta fu sempre considerato un grande e illuminato apostolo della gioventù.

Sia agli «Artigianelli» che alla « Colonia Agricola», egli manifesta d'aver compreso la direzione della storia, vale a dire la direzione verso la quale stava incamminandosi la nuova società e, di conseguenza, quali fossero le nuove esigenze della presenza cristiana. Egli comprende che la sua missione consisteva nel prendersi cura dei giovani, del mondo del lavoro e della famiglia: sono i tre pilastri della sua prodigiosa attività.

Per i giovani egli ha sempre lavorato con tutte le sue energie, prima negli oratori, poi nei suoi istituti, dove ha portato avanti il suo stile educativo, teso a farne dei «bravi artisti, dei buoni cittadini, degli ottimi cristiani».

Per il mondo del lavoro egli si adopera non solo per fare del lavoro non uno strumento di autopromozione, ma soprattutto per farlo diventare un mezzo educativo, per sviluppare le potenzialità del giovane e per dargli il senso della sua dignità, grazie alle possibilità di partecipare allo sviluppo della società.

Per la famiglia Padre Piamarta manifesta più volte la convinzione della sua centralità per la vita del singolo e per la società: «Quando la vita del povero — scrive — sarà riformata per mezzo della educazione cristiana dell’artigiano e dell'agricoltore, allora la società sarà ricostruita e risanata in massima parte». L'educazione alla famiglia ha un posto di rilievo nella sua attività.

Insistente è il suo richiamo al modello della Santa Famiglia di Nazareth: la quale è una famiglia dove si lavora, dove il Figlio di Dio è cresciuto lavorando manualmente, dove il lavoro ha assunto la massima dignità. Così la Santa Famiglia è diventata il nucleo centrale del suo cuore di apostolo. Di lui il Vescovo di Cremona Monsignor Bonomelli, che era stato suo professore, ebbe a dire: «quanti prodigi di carità, di prudenza, di destrezza, di zelo, veramente cristiano, ci ha mostrato nel corso di mezzo secolo di vita generosissima. Egli è il sacerdote che richiedono i tempi nuovi: non curante di sé, solo attento al bene altrui senza distinzione».


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